Il soffio che trasforma la pelle: la saggezza del Pranayama e il potere del respiro nel Face Yoga

Dalle antiche radici dello Yoga al rilascio delle tensioni sul viso: perché il respiro consapevole può trasformare il modo in cui viviamo ogni gesto di bellezza.

BELLEZZA

Nicole Furia

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Scopri come la respirazione consapevole può trasformare la pratica del Face Yoga. Dalle radici dello Yoga al Pranayama, un viaggio tra respiro, rilassamento e tensioni del viso, con un semplice rituale di Nadi Shodhana da provare ogni giorno.

Il soffio che trasforma la pelle: la saggezza del Pranayama e il potere del respiro nel Face Yoga

Dalle antiche radici dello Yoga al rilascio delle tensioni sul viso: perché il respiro consapevole può trasformare il modo in cui viviamo ogni gesto di bellezza.

Spesso, quando ci accostiamo al Face Yoga, la nostra attenzione si concentra unicamente sul movimento muscolare, sulla precisione dei polpastrelli o sul siero che stiamo applicando.

Se la mente è agitata e il respiro rimane corto e superficiale, anche il viso tende a partecipare a quello stato di tensione. La mandibola può irrigidirsi, le spalle sollevarsi e la fronte contrarsi, rendendo ogni esercizio meno fluido e naturale.

Per capire quanto il tocco e il respiro siano inscindibili, vale la pena rispolverare un antico racconto della tradizione yogica.

Nella tradizione delle Upanishad ( gli antichi testi della tradizione filosofica e spirituale indiana ) esiste un antico racconto, spesso chiamato il dialogo o la disputa tra le facoltà del corpo, che racconta in modo simbolico il ruolo centrale del Prana, associato al respiro e alla forza vitale.

In questo racconto si narra di come i vari sensi avessero iniziato a contendersi il primato nel corpo.

La Vista sosteneva di essere la più importante perché senza di lei l’uomo viveva nell’oscurità. La Parola affermava di essere fondamentale per l’espressione. La Mente si definiva la regina perché sede di pensieri e desideri.

Per risolvere la disputa, si decise di fare una prova: ciascuna facoltà avrebbe abbandonato il corpo per un anno intero.

Se ne andò la Vista e l’uomo visse un anno al buio, ma rimase in vita. Se ne andò la Parola e l’uomo visse in silenzio, ma il corpo continuò a funzionare. Se ne andò la Mente e l’uomo visse in uno stato di ingenua semplicità, ma rimase vivo.

Infine, giunse il turno del Respiro. Ma non appena il respiro accennò ad allontanarsi dal corpo, le altre facoltà sentirono di venire strappate via dalle loro radici, come alberi investiti da un vento impetuoso. Compresero allora la lezione e si inchinarono al Respiro, riconoscendolo come il loro sostegno fondamentale.

Il senso della parabola, per me, è proprio questo: ricordarci che dietro ciò che vediamo — lo sguardo, la voce, il movimento, persino l’espressione del viso — esiste qualcosa di invisibile che sostiene continuamente il corpo.

Questa storia mi fa tornare in mente quando anni fa, durante una delle mie prime lezioni approfondite di Yoga ero seduta sul tappetino, convinta di essere perfettamente rilassata ed eseguivo la posizione con tutta la precisione possibile. L’insegnante passò accanto a me, mi appoggiò delicatamente una mano tra le scapole e mi disse a bassa voce: “Nicole, stai eseguendo la posizione, ma stai trattenendo il fiato per farla ‘bene’. Lascia andare il controllo ed espira.”

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